Ibn al-Haytham
Ibn al-Haytham è stato un fisico e matematico pionieristico dell'età d'oro islamica.
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Ibn al-Haytham, latinizzato come Alhazen (circa 965 – circa 1040), è stato un matematico, astronomo e fisico dell'età d'oro islamica originario dell'Iraq. È considerato 'il padre dell'ottica moderna' e ha dato contributi fondamentali ai principi dell'ottica e della percezione visiva. La sua opera più influente è il trattato in sette volumi Kitāb al-Manāẓir (Libro dell'ottica), scritto tra il 1011 e il 1021, sopravvissuto in un'edizione latina e spesso citato durante la Rivoluzione scientifica da figure come Galileo Galilei, René Descartes, Johannes Kepler e Christiaan Huygens.
- born
- c. 965, Basra, Iraq (Buyid emirate)
- died
- c. 1040, Cairo
- field
- Mathematics, astronomy, physics, optics
- nationality
- Iraqi (of Arab or Persian origin)
- known_for
- Book of Optics; first to correctly prove vision as intromissive; principle of least time for refraction; complete statement of law of reflection; early proponent of experimental scientific method
Lore & Background
Abū ʿAlī al-Ḥasan ibn al-Ḥasan ibn al-Haytham nacque intorno al 965 a Bassora, in Iraq, allora parte dell'emirato buyide, da una famiglia di origine araba o persiana. Le sue prime influenze furono in ambito religioso e di servizio alla comunità, ma in seguito si dedicò alla matematica e alla scienza. Ricoprì la carica di visir a Bassora e divenne noto per la matematica applicata, incluso un tentativo di regolare le inondazioni del Nilo. Dopo essersi trasferito al Cairo, gli fu affidato un incarico amministrativo che non riuscì a portare a termine, suscitando l'ira del califfo Al-Hakim. La leggenda narra che finse la pazzia e fu tenuto agli arresti domiciliari fino alla morte del califfo nel 1021, periodo durante il quale scrisse il suo influente Libro dell'ottica. Continuò a vivere al Cairo, vicino all'Università di al-Azhar, guadagnandosi da vivere scrivendo e facendo da tutore alla nobiltà, fino alla sua morte, avvenuta intorno al 1040.
La sua opera più famosa, il Kitab al-Manazir in sette volumi (Libro dell'ottica), fu scritta dal 1011 al 1021. In essa, fu il primo a spiegare che la visione avviene quando la luce si riflette da un oggetto e poi passa agli occhi, e a sostenere che la visione avviene nel cervello, sottolineando osservazioni secondo cui è soggettiva e influenzata dall'esperienza personale. L'opera fu tradotta in latino da uno studioso sconosciuto alla fine del XII o all'inizio del XIII secolo, e successivamente in volgare italiano. Fu stampata da Friedrich Risner nel 1572 con il titolo Opticae thesaurus. Risner coniò anche la variante del nome latino 'Alhazen'; prima di lui, Alhazen era conosciuto in Occidente come Alhacen.
La teoria ottica di Alhazen combinava gli argomenti matematici sui raggi di Euclide, la tradizione medica di Galeno e le teorie dell'intromissione di Aristotele. Affermò che da ogni punto di ogni corpo colorato, luce e colore si irradiano lungo ogni linea retta. Sostenne che l'occhio percepisce solo i raggi perpendicolari, usando un'analogia fisica di una palla lanciata direttamente contro una tavola rispetto a una lanciata obliquamente. In seguito affermò che altri raggi sarebbero stati rifratti e percepiti come perpendicolari. Il suo lavoro ispirò direttamente o indirettamente molta attività nel campo dell'ottica tra il XIII e il XVII secolo, e la successiva teoria di Kepler sull'immagine retinica si basò direttamente sul quadro concettuale di Alhazen.
Reader's Guide
L'importanza di Ibn al-Haytham risiede nei suoi contributi fondamentali all'ottica e al metodo scientifico. Fu il primo a dimostrare correttamente che la visione è intromissiva (la luce entra nell'occhio dagli oggetti) piuttosto che extramissiva (l'occhio emette raggi), e a sostenere che la visione avviene nel cervello, notandone la soggettività e la dipendenza dall'esperienza personale. Enunciò un principio del tempo minimo per la rifrazione, simile al principio di Fermat proposto nel 1662. Diede contributi importanti alla catottrica e alla diottrica, studiando riflessione, rifrazione e la natura delle immagini. Fu il primo fisico a fornire un'enunciazione completa della legge della riflessione, e il primo a descrivere l'orottero, l'aberrazione sferica, la costanza del colore e l'inferenza inconscia. Fu un sostenitore precoce del concetto che un'ipotesi deve essere supportata da esperimenti basati su procedure verificabili o ragionamenti matematici, rendendolo un pioniere del metodo scientifico cinque secoli prima degli scienziati rinascimentali; è talvolta descritto come il 'primo vero scienziato' al mondo. Il suo Libro dell'ottica fu spesso citato durante la Rivoluzione scientifica da Galileo, Descartes, Kepler e Huygens, e aprì la strada alla scienza moderna dell'ottica fisica. Fu anche un poliedrico, scrivendo di filosofia, teologia e medicina.
Did You Know?
- Ibn al-Haytham fu il primo a dimostrare correttamente che la visione avviene quando la luce si riflette da un oggetto e poi passa agli occhi, e che la visione avviene nel cervello.
- Enunciò un principio del tempo minimo per la rifrazione, simile al principio di Fermat proposto nel 1662.
- Fu il primo fisico a fornire un'enunciazione completa della legge della riflessione.
- Fu un pioniere del metodo scientifico, sostenendo che le ipotesi devono essere supportate da esperimenti basati su procedure verificabili o ragionamenti matematici.
Citazioni notevoli (Wikiquote)
"Ho costantemente cercato conoscenza e verità, e sono giunto alla convinzione che per ottenere accesso allo splendore e alla vicinanza a Dio, non vi sia via migliore che la ricerca della verità e della conoscenza." — Ibn al-Haytham "Si trasferì in Egitto e si mantenne insegnando e copiando traduzioni arabe di classici matematici greci come gli Elementi di Euclide e l'Almagesto di Tolomeo." — Ibn al-Haytham
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