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Quintus Fabius Maximus Verrucosus

Dittatore romano che ritardò Annibale attraverso il logoramento.

Quinto Fabio Massimo Verrucoso (ca. 280 – 203 a.C.), soprannominato Cunctator, fu uno statista e generale romano del III secolo a.C. È noto soprattutto per la sua strategia di logoramento contro Annibale durante la seconda guerra punica, che gli valse l'agnomen 'il temporeggiatore' ed è considerata un primo esempio di guerra di guerriglia.

born
c. 280 BC
died
203 BC
field
Military, Politics
nationality
Roman
known_for
Fabian strategy of delay and attrition against Hannibal

Lore & Background

Fabio discendeva dall'antica gens patrizia Fabia. Il suo cognomen Verrucoso, che significa 'verrucoso', derivava da una verruca sul labbro superiore. Secondo Plutarco, aveva un carattere mite e un eloquio lento, imparava con difficoltà da bambino e appariva timido, ma questi tratti furono poi visti come segni di una mente prudente e ferma. Fu consacrato augure in gioventù nel 265 a.C. La sua carriera politica iniziò dopo la prima guerra punica; fu probabilmente questore nel 237 o 236 a.C., edile curule intorno al 235 e console cinque volte (233, 228, 215, 214 e 209 a.C.). Fu censore nel 230 a.C. e nominato dittatore nel 221 e 217 a.C. Durante il suo primo consolato nel 233 a.C., ottenne un trionfo sui Liguri. Nel 218 a.C., secondo Livio, Fabio prese parte a un'ambasceria a Cartagine e emise una formale dichiarazione di guerra, sebbene Cassio Dione attribuisca questo atto a suo cugino Marco Fabio Buteone.

Reader's Guide

L'importanza di Fabio risiede nella sua risposta strategica all'invasione di Annibale durante la seconda guerra punica. Dopo le sconfitte romane al Trebbia e al Lago Trasimeno, Fabio fu nominato dittatore nel 217 a.C. Rifiutò di ingaggiare Annibale in una battaglia campale, puntando invece sulle linee di rifornimento e accettando solo piccoli scontri in terreno favorevole. Questa 'strategia fabiana' di logoramento fu inizialmente impopolare, guadagnandogli l'epiteto Cunctator come insulto. Il suo comando fu minato dal suo Magister Equitum, Marco Minucio, che disobbedì agli ordini e attaccò, ottenendo una popolarità temporanea. L'approccio di Fabio, sebbene criticato, preservò l'esercito romano ed è considerato un primo esempio di guerra di guerriglia. La sua eredità è quella di un comandante cauto ma efficace che privilegiava la sopravvivenza a lungo termine rispetto alla gloria immediata.

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